Berrettini e quel piano anti-martello: l’incredibile rivelazione

Matteo Berrettini, nessuno ne aveva idea: ecco in cosa consiste il piano diabolico del quale siamo appena venuti a conoscenza.

Dire che quella tra Matteo Berrettini e Taylor Fritz sia stata una partita a senso unico significherebbe mentire. Il martello romano e il tennista statunitense hanno giocato ad armi pari fino all’ultimo secondo, tanto è vero che a decidere chi dei due meritasse di accedere alla semifinale del Miami Open sono state solo ed esclusivamente delle impercettibili sfumature.

Berrettini
Berrettini e quel piano anti-martello: l’incredibile rivelazione (AnsaFoto) – Ilveggente.it

E non si può parlare di sconfitta. Non in questo caso. Berrettini si è assicurato la cosa più importante di tutte, ossia la consapevolezza di poter essere ancora perfettamente in grado di fare del male ai suoi avversari. Al numero 4 del mondo ne ha fatto parecchio e tutto si può dire tranne che l’americano abbia vinto in scioltezza questo match così ostico. Matteo gli ha dato filo da torcere sin dal primo istante, costringendolo a giocare sotto pressione e dimostrando di avere ancora quegli stessi nervi saldi che, in passato, hanno fatto di lui un top ten.

Fritz aveva dalla sua, però, un piccolissimo vantaggio: la certezza di aver sempre battuto l’azzurro negli scontri diretti che hanno preceduto quello all’Hard Rock Stadium. E sapeva anche, per filo e per segno, come si sarebbe dovuto muovere e cosa avrebbe dovuto fare per potersi aggiudicare anche questo ennesimo match contro Matteo.

Berrettini, questo spiega tutto: aveva già un piano

A confessarlo è stato proprio Taylor, che durante la conferenza stampa di fine partita ha rivelato l’esistenza di un vero e proprio piano d’attacco anti-Berrettini.

Fritz
Berrettini, questo spiega tutto: aveva già un piano (AnsaFoto) – Ilveggente.it

“Ogni volta che incontro Matteo – ha spiegato lo statunitense – rispondo sempre in maniera differente dal solito. Uso una posizione diversa da quella che adotto normalmente: mi sento più a mio agio rispondendo più arretrato, ma con Berrettini questa tattica non funziona perché è troppo potente e gli dà il tempo di preparare il dritto. Quindi mi metto più dentro il campo e attacco subito cercando il suo rovescio. Questo modo di giocare ha sempre dato risultati contro di lui quindi non ho cambiato”.

Il che non significa che Fritz abbia avuto vita facile, anzi. “Devo riconoscere che Berrettini mi ha costretto a lavorare parecchio e ad alzare il livello del mio tennis – ha aggiunto – soprattutto nel terzo set. Potevo chiuderla prima, ma ho dimostrato di avere la capacità di resettare mentalmente dopo i momenti di sofferenza, ripartendo da zero”. E chissà che la prossima volta, forte di questo piano anti-martello, il romano non riesca ad invertire il trend.

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