Matteo Berrettini, servono certezze e in questo momento non è in grado di darne: la non risposta ha generato preoccupazione nei tifosi.
Tredici sono tanti. Tantissimo. Come tanto è il tempo che hanno trascorso insieme Vincenzo Santopadre e Matteo Berrettini. Che, dopo quasi 5 lustri fianco a fianco, hanno deciso di comune accordo di prendere due strade diverse. Insieme avevano attraversato momenti belli e momenti brutti e hanno ritenuto, ad un certo punto, che fosse il caso di separarsi e di darsi una seconda possibilità.

È ancora troppo presto, in realtà, per dire se questa scelta sia stata sensata o meno. Dopo l’addio al suo allenatore storico, infatti, il martello romano ha vissuto parecchi momenti no. Momenti in cui, per sua stessa ammissione, avrebbe addirittura pensato, più volte, di lasciare il tennis. Lo scorso anno, però, qualcosa è finalmente cambiato: si è riaccesa la luce nei suoi occhi e adesso, così pare, Berrettini è di nuovo sulla cresta dell’onda. Sicuro di sé e determinato, gioca senza più paura di farsi male. E sta dando tutto quello che ha.
Va da sé, naturalmente, che stia continuando a pagare lo scotto derivante dai troppi stop & go e dall’eccessivo periodo trascorso, per forza di cose, fermo ai box. Ciò nonostante, sembrerebbe aver ritrovato la sua forma fisica e i suoi colpi, come si evince chiaramente, del resto, dai risultati soddisfacenti che ha ottenuto negli ultimi giorni, in occasione della sua trasferta negli Emirati Arabi.
Berrettini, un po’ dentro e un po’ fuori: ha glissato con maestria
Forse il peggio è alle spalle, insomma, e ne parrebbe convinto lo stesso Santopadre, che in un’intervista rilasciata al quotidiano La Repubblica ha a lungo parlato del suo ex pupillo di origini del mondo.

E questa è la profezia che ha sviscerato nel momento in cui gli è stato chiesto se Berrettini abbia qualche possibilità di tornare in top 10: “Traguardo durissimo – ha commentato l’ex coach di Matteo – i migliori 10 del mondo sono in realtà più di 10. È un mosaico con tante tessere che devono incastrarsi. Matteo ha la qualità e la conoscenza: la vittoria su Djokovic a Doha gli ha dato una grande iniezione di fiducia. Mi sembra più ‘vivo’, sta riuscendo di nuovo a fare quel che gli piace: giocare, essere competitivo. Se sei forte, sei anche consapevole che alla fine i risultati ti daranno ragione. Ora serve continuità, anche un po’ di fortuna: perché sei sempre al limite, tutte le cose buone devono allinearsi. Si riprenderà quello che gli apparteneva”.
Una non risposta, più che una risposta. Come se, quasi, non volesse esporsi troppo per scaramanzia. “Ci vuole costanza, e pazienza: Matteo per recuperare dagli infortuni ne ha avuta tanta. In passato ha vissuto momenti complessi, non solo per gli incidenti: quella voglia di migliorarsi era forse venuta meno. Quando subentrano dubbi e paure, resti sul posto e non vai più avanti: ti rifugi in quel che sai fare, ti accontenti. Succede di avere uno stop nell’evoluzione: come Medvedev, Tsitsipas. Ti fermi e cominci a pensare: chissà se e quando tornerò quello di prima”. E in fondo speriamo tutti che la risposta a questa domanda possa essere “Sì”.